Simbolo della sala dedicata ai Brettii

I Brettii (357 – 202 a.C.)


Ricostruzione del volto di un guerriero brettio

Gli storici antichi (Strabone, Diodoro Siculo, Giustino) collocano in Calabria, dalla seconda metà del IV sec. a.C., il popolo italico dei Brettii (o Bruttii), originariamente servi-pastori lucani. Dopo sommosse e scorrerie, fondarono una Confederazione con capitale Cosenza (circa 356 a.C.). Alleati di Cartagine nella II Guerra Punica (219–202 a.C.), non resistettero però alla definitiva conquista romana.

Le fonti li descrivono con lingua “oscura” come la pece, ma erano bilingui: osco e greco. Gli insediamenti fortificati dominavano vie e risorse, con architetture in ciottoli e mattoni crudi, e fortificazioni simili a quelle greche. L’economia si basava su agricoltura, pastorizia, lana, latticini e sulla famosa pece della Sila. Cinturoni in bronzo, corazze sbalzate, diademi e gioielli riflettono il gusto dei Brettii, che importavano o imitavano vasi italioti e armi greche.

Mappa dei territori dei Brettii
Cosenza e i territori dei Brettii

Cosenza, metròpolis dei Brettii

Il colle Pancrazio, sede del primo insediamento, dominava sia la valle del Crati sia il fiume Savuto: nodi strategici per i commerci Ionici e Tirrenici. Sin dal 331 a.C., con le spoglie di Alessandro il Molosso, e durante la II Guerra Punica, Cosenza mantenne il suo ruolo di capitolium brettio.

Carta archeologica di Cosenza antica

La rocca brettia

Le pareti naturali del colle e una cinta muraria in arenaria proteggevano Cosenza, rifugio per i villaggi vicini. Le fonti raccontano della spedizione del 331 a.C. e delle fortificazioni scoperte in Palazzo Sersale, Seminario Arcivescovile e Piazza Toscano.

Resti di mura ellenistiche a Cosenza
Scavi urbani di età ellenistica a Cosenza

I riti funerari dei Brettii

Simili ad altri popoli italici, seppellivano i defunti con corredi che includevano armi (elmo, corazza, spada), strumenti atletici (strigili), recipienti di simposio e ornamenti. Le tombe variavano da semplici fosse a tombe a camera decorate e affrescate.

La tomba a camera di Villanello

A nord-ovest del colle, ritrovamenti ottocenteschi e un capitello ionico suggeriscono una ricca tomba monumentale, forse di un guerriero brettio.

La necropoli di Moio

Scoperta nel 1932 durante i lavori dell’Ospedale dell’Annunziata, conteneva circa 70 tombe a fossa “alla cappuccina” con corredi poveri: ceramiche a vernice nera, fibule, spiedi e alari in piombo, e rari vasi a figure rosse.

Schema della necropoli di Moio

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Pagina aggiornata il 04/05/2025

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